marted́ 19 settembre 2017 | 21:02
Visitatori: 759905
Cerca nel notiziario:
 
 
Nome:

Cognome:

Inserisci la tua E-M@il:


Ho letto
l'informativa sulla
Privacy

ed autorizzo
dauniavetus.it
al trattamento
dei dati personali*
:
Iscriviti
Cancellati
 
Il rosone

 

 
 
 


CELENZA VALFORTORE

Vanta origini antichissime. La storiografia la vuole fondata da Diomede sul colle della Valva, avamposto strategico tra le vallate della Catola, del Tappino e del Fortore, col nome di Celenna.
Di essa fa cenno Virgilio nel VII Libro dell’Eneide:
“QUIQUE RUFRAS BATULUMQUE TENENT ATQUE ARVA CELENNAE,..”
L’antica Celenna contrastò, alleandosi con i Sanniti, l’espansione di Roma e da essa fu sottomessa e distrutta all’indomani della vittoria che i romani ottennero su Pirro e i suoi alleati nel 275 a.C. a Maleventum, da allora ribattezzata Beneventum.
Per memoria storica si tramanda che per ordine del Console Manlio Curio Dentato, trionfatore a Benevento, Celenna fu rasa al suolo e sulle sue rovine fu fatto spargere sale a significare che essa non doveva più risorgere.
La popolazione dispersa si raccolse sull’attuale collina ricostruendo il centro abitato a cui diede il nome di Celentia ad Valvam
Durante il dominio di Roma la Terra di Celenza , intesa come unità territoriale e amministrativa, si sviluppa in continuità con l’ager publicus, la cui esistenza è attestata dal ritrovamento di due cippi con l’iscrizione dei dati della centuriazione graccana.
La Terra di Celenza con i suoi casali riemerse dal buio degli anni che seguirono alla caduta dell’impero romano, allo spopolamento, alla dispersione a alle devastazioni, con il nuovo fenomeno dell’inurbamento e dell’incastellamento che coincise con l’inizio della feudalità.
Nel periodo bizantino cambia il proprio nome da Celentia ad Valvam in Celentia in Capitanata.
Con il periodo svevo inizia la lunga serie dei feudatari che detennero il feudo di Celenza fino all’avvento della Repubblica Partenopea.
Fra i feudatari si distinsero per un notevole arco di tempo gli esponenti della nobile famiglia pisana dei Gambacorta.
La loro signoria diede stabilità al feudo e ne consentì lo sviluppo culturale, politico e sociale. Essi cercarono di portare in ”provincia” la cultura e il gusto della capitale: Napoli.
Molti degli edifici monumentali presenti a Celenza videro la luce durante la loro signoria, come testimonia la presenza numerosa sugli stessi dello stemma della nobile famiglia. Essi si dedicarono alla ricostruzione dei monumenti e degli edifici di culto distrutti durante il terremoto del 1456.
Nel 1571 Celenza assume la denominazione di Celenza di valle Fortore e adotta la Dea Cerere a emblema della città, come testimonia un timbro a secco rinvenuto su documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli.

 
 
   

 

Roseto Valfortore
Celenza Valfortore
Pietramontecorvino
Castelnuovo della Daunia